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Ritornano i Do Make Say Think con l’album Stubborn Persistent Illusions

Do Make Say Think

Stubborn Persistent Illusions
Ritornano i Do Make Say Think con l’album Stubborn Persistent Illusions


Do Make Say Think. Carriera ventennale, sicuramente non si tratta di musica emergente. Sono stati in grado di creare un mix tra il jazz, il rock progressivo e chiaramente l’elettronica. Tutto questo, riunito in un solo genere? Post Rock.

Stubborn Persistent Illusion è un album autoprodotto che si ispira alla filosofia buddhista, un ambient in grado di trasportarci in un’altra dimensione, senza dubbio.

Partiamo già con l’atmosfera creata da War On Torpor: senza fiato. In un unico brano, si passa dall’atmosfera cupa a più vivace, un’esplosione che incombe nelle nostre orecchie, per poi catapultarci in un mondo ancora diverso da quello precedente. Una rapsodia che non analizza l’album per interno, ma canzone per canzone, addirittura. Le ritmiche e le armonizzazioni strumentali sono accurate, studiate, mai banali. Se vi annoia, signori, avete sbagliato genere.

L’utilizzo dei fiati e tastiere synth è una caratteristica piuttosto peculiare della band, il come, il modo, lo stile, l’arrangiamento a tratti dall’animo jazzistico. Una caratteristica inconfondibile, come possiamo sentire nell’introduzione di Bound. Un arpeggiatore che sinceramente saprei riconoscere tra mille, dal tocco spaziale. Ancora di più in Return, Return Again, di cui mi hanno affascinato più che altro i tempi, la prima preferita. A mio parere non annoia mai l’idea di trasmettere in musica un’idea o una filosofia. Certo, lo hanno fatto in molti. Ma l’importante è farlo bene, non farlo e basta. E i tratti selvaggi, addolciti dall’uso dei fiati, lasciando trapelare una reazione selvaggia ed allo stesso tempo sognatrice.

Un sogno quindi lucido o ad occhi aperti, una realtà apparente, tutto quello che ci vuole in una band di musica strumentale in grado di farti viaggiare. Ascoltate immaginando un video che scorre, paesaggi creati dalla vostra mente, con delle immagini a vostra scelta, reali o impalpabili.

Se questo accade, i DMST sono riusciti nel loro intento.

Voto: 8

Tracklist:

1. War On Torpor
2. Horripilation
3. Murder Of Thoughts
4. Bound
5. And Boundless
6. Her Eyes On The Horizon
7.As Far As The Eye Can See
8. Shlomo’s Son
9. Return, Return Again

J. Postrock.it