Those Noisy 3 - Hard Edge - Postrock.it
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THoSE NOISY 3

HARD EDGE
Those Noisy 3 – Hard Edge, ci presentano un album diretto, pulito e potente che emerge dalle nostre casse e ci regala momenti di carica e di adrenalina vera
Ci sono momenti in cui sento il bisogno di sentire musica tirata, diretta, senza troppi giri di parole. Con mia grande fortuna, sono arrivati in mio soccorso i Those Noisy 3, con il loro nuovo lavoro dal titolo Hard Edge.

Luca Detto (chitarra) e Giorgio Cuccurugnani (basso), ragazzi con  trent’anni di esperienza alle spalle con altri progetti (con Pizza Coffee ‘n’ Smash TV, Magazzini della Comunicazione, Insil3nzio – per citare alcune delle band che li hanno visti protagonisti) incontrano il giovane talento Stefano Rutolini, batterista con un considerevole curriculum di tournée in Italia ed Europa ed altre collaborazioni occasionali con band dal calibro internazionalmente riconosciuto quali ad esempio Storm{o}, Baphomet’s Blood e Thomas Silver degli Hardcore Superstar.

Come suggerisce già il nome della band, stiamo parlando di un progetto pieno di energia.

“Quei rumorosi 3” se volessimo dirla all’italiana, quasi fossero i protagonisti di uno spaghetti western. Eppure questi ragazzi nascondono dietro ad un nome quasi giocoso una densità sonora degna di nota, che andiamo subito ad esplorare.

1 – The One. Apriamo le danze, e subito si sente l’esigenza di muoversi, di seguire il riff psichedelico di chitarra, a cui subito segue un denso ritmo di percussioni. Il brano è ipnotico, ammaliante, poi dopo 40 secondi si entra nel vivo del brano. Si sentono urla, sembra di assistere ad un live. L’energia è altissima. Il basso spicca, è un power trio e sanno sfruttare ogni sfaccettatura di questa formazione. La batteria è intensa, sincera, originale.

2 – Gold Finger. Il brano inizia con delle martellate, il suono sembra voler tirare giù lo stereo. Il gioco altalenante di Forte/Piano qui è la carta vincente, che ti fa gustare ancora di più il momento di esplosione sonora che segue, soprattutto sul finire, dove il gioco ritmico esprime il suo momento migliore.

3 – Bantu. Il gruppo non molla il pedale dell’acceleratore. C’è qualche secondo di preparazione, sentiamo crescere l’intensità, sentiamo che si stanno preparando. E infatti eccolo, il riffazzo potente che esplode ancora più potente.

Il basso qui si presenta a tratti sporco, un bellissimo suono che ci ricorda un pò le band Grunge/Hard Rock degli anni ’80/’90. Nel complesso un gran bel pezzo.

4 – Listen Repeat. Proprio come il titolo, questo brano non si vorrebbe mai smettere di ascoltarlo. Il nostro giovane batterista si lancia in una dimostrazione di quelle che sono solo alcune delle sue grandi capacità, come il cambio di dinamica, di intensità, le elaborate ricerche ritmiche, le esplosioni nei punti giusti. Tutto va nella direzione giusta, noi ascoltiamo e muoviamo la testa con convinzione.

5 – Blast. Un pezzo che rivela tutta la sua intensità in solo due minuti. Potente, psichedelico, quasi mantrico. La chitarra qui è importantissima, dirige gli altri due strumenti parlando, urlando, gemendo, tirando fuori tutto. Sembra voler vomitare note, una dopo l’altra.

Questi tre ragazzi proprio non ne vogliono sapere di stare in silenzio, e devono urlare tutto quello che hanno dentro. Questo brano ne è la prova. Davvero molto bello il cambio di tempo sul finire della canzone.

6 – Drop. I ragazzi si fermano, respirano, e ci dimostrano di saper spiccare anche nelle sonorità più riflessive. Il basso tiene alta la tensione, ma il suono morbido di chitarra ci fa sognare, rendendo il tutto più introspettivo. Ma è solo un momento, un battito di ciglia, e poi eccoli li, di nuovo sulla cresta dell’onda, sul muro sonoro, senza alcuna intenzione di scendere anche solo di 1 decibel.

7 – Holy. Un gioco interessante di effetti sonori applicati ad un brano che dimostra e riconferma ancora una volta la bravura e l’originalità di questi ragazzi che oltre a “spaccare” sanno fare lo cose in un certo modo. Le ritmiche anche qui non sono mai scontate, le armonie di chitarra si distinguono, i suoni sono grezzi, ma anche definiti, il basso riveste un’importanza fondamentale nella trasmissione del messaggio all’ascoltatore, e riempie l’aria di sonorità che scaldano l’aria e ci fanno venire un’immensa voglia di concerti dal vivo.

8 – Duke. Qui si cavalca. The 3 Horsemen li potremmo chiamare. Ce li immaginiamo a cavallo, come 3 cowboys, all’inseguimento dei pellerossa come nei film di Hollywood. Un’attimo di calma, forse un appostamento prima del combattimento, e infatti eccoli che si lanciano all’attacco, sfoderando le loro armi.

Un interessante dialogo di chitarra ci porta a metà brano, poi si ferma tutto… un’attimo di suspence. Ma è solo un’attimo, non fatevi fregare. Eccoli che tornano a cavalcare, verso la metà, verso la chiusura del brano.

9 – Vicious Circle. Torniamo a parlare di psichedelia, sentiamo dei suoni sperimentali, il basso si lancia in campi non ancora esplorati, dimostrando una grandezza e una bravura artistica non indifferenti. La maturità è notevole, e si fa sentire anche nei più piccoli accorgimenti. Il power trio sa essere diretto, sincero, ma anche attento ai particolari, creando qualcosa di potente ma al contempo originale.

10 – Itch. Siamo alla fine di questo lavoro, ma i ragazzi decidono di darci il colpo finale. Questo brano eccelle per complessità ritmica. La batteria è solo una parte di un gruppo fatto di Groove e interessanti giri armonici. In questo brano apprezziamo particolarmente la scelta di fondere la dinamica con l’armonia, la chitarra spesso porta avanti il brano quasi fosse uno strumento ritmico. Il basso frigge, è cattivo, è potente.

Nel complesso davvero un ottimo progetto, che ci auguriamo di sentire al più presto con un nuovo lavoro. Vi aspettiamo ancora ragazzi, sempre caldi e potenti!

VOTO: 7,5

 

BAND:

Luca Detto (chitarra)

Giorgio Cuccurugnani (basso)

Stefano Rutolini (batteria)

 

ETICHETTA:

Anger Music Ltd.

 

LINK:

https://www.facebook.com/thosenoisy3/

 

Paul – Postrock.it