TERMINAL SERIOUS - LOVE WAS LIES - Postrock.it
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TERMINAL SERIOUS

Love Was Lies
Terminal Serious – Love was lies. Il tormento, la solitudine, non sono altro che parti di quella radicale insoddisfazione che ci affligge quando amiamo. Ma non possiamo farne a meno, perché è proprio l’amore che ci causa dolore a donarci anche quel leggero sollievo dalle tristezze della vita.

Avevamo già recensito il singolo “LAMB” dei Terminal Serious.

L’album, “Love Was Lies” non ci ha deluso per niente, consolidando le impressioni del singolo.

Ambientazione post rock che si mischia all’atmosfera dark-wave, voce calda ma sempre presente, incisiva in ogni parola articolata. Un solo project, costituito da Luigi Bonaiuto che, da Firenze, sforna questo album di 11 tracce. Quello che possiamo sentire è un insieme di tormento, amore, solitudine… e di nuovo amore.

Sentiamo i Depeche Mode in All my desire ed in Shit inside. La metrica segue in maniera esemplare gli accenti musicali, donando così l’intenzione di una poesia vera e propria, più che di una semplice canzone.

Vi rimandiamo alla nostra precedente recensione per sapere nei dettagli quello che pensiamo nello specifico del singolo, LAMB: https://www.postrock.it/terminal-serious-lamb/

Confermiamo l’impressione evocativa, la ritualità nella ripetizione delle scelte armoniche, semplici ma mai banali.

La sensualità della voce ci tormenta in Warporn, che inizia con un’effettistica darkwave vecchio stampo, dando poi spazio ad una chitarra che apparentemente fa un viaggio autonomo sulla scelta della notazione, ritornando sempre ad una base solida. Parte poi uno slancio strumentale che ci mostra quanto il genere dark sia contaminato da altro, l’oscurità ci appare nitida come la luce, con la voce timbrica del basso. Anche qui la poetica inglese ci appare come una lettura d’altri mondi, ci accompagna durante il percorso senza mai esplodere del tutto.

Più che altro, è una musica che implode.

Molto più melodico è invece il finale, che apre la strada a Love Was Lies, traccia che porta il nome dell’album, su cui concentriamo l’apice delle aspettative.

Ci accoglie con un inizio meno darkwave e più postrock, spiazzandoci nuovamente con la calma cadenzata della voce. Ci lascia come sempre appesi tra una dimensione onirica ed una dimensione estremamente terrena, così come è l’amore, la solitudine e tutto ciò che riguarda i nostri sensi ingannatori.

Dopo questa presa di coscienza e di consapevolezza sull’amore, una menzogna come tutti i sensi che ci mostrano spesso qualcosa che non è, parte Goodbye.

Un brano completamente strumentale. Attendiamo l’arrivo della calda voce che ci ha accompagnati fino ad ora, ma non veniamo mai, volontariamente, appagati. E questo crea maggiore aspettativa per la canzone successiva, Disorder. Un ritmica calzante e ripetitiva fa il suo ingresso prima dell’entrata della voce, un vero e proprio rituale di iniziazione che si prolunga fino a I’m already gone.

Un brano introspettivo, la musica rallenta e diminuisce di intensità nel dare importanza alla voce in alcuni punti strategici. L’attenzione è sempre focalizzata sullo strumenti che merita il focus in quel momento.

Il tormento dell’anima giunge con Soul Misery. Gli strumenti non ci lasciano respiro fino alla fine del brano, niente pause per la riflessione, niente calo della dinamica, incessante come una cavalcata.

Ci avviciniamo al termine dell’album con New Jail, il nostro percorso ci ha lasciato analizzare ogni singolo sentimento, per capirne la natura e l’essenza stessa. Un ciclo di emozioni che si conclude e ricomincia, perché siamo esseri umani ed Eyes of Child ci conferma questa impressione.

Un percorso, quello di Love was a Lie, difficile da comprendere analizzando ogni singola canzone. E’ più facile parlarne in generale, perché l’album va analizzato nel suo insieme. L’amore è opposto all’odio, due forze totalmente opposte dell’essere, che fanno entrambe parte dell’amore stesso. Un album che spinge alla riflessione filosofica più che ai sapori terreni.

 Il tormento, la solitudine, non sono altro che parti di quella radicale insoddisfazione che ci affligge quando amiamo. Ma non possiamo farne a meno, perché è proprio l’amore che ci causa dolore a donarci anche quel leggero sollievo dalle tristezze della vita.

Una logica illogica che l’album esprime con chiarezza. Ascolto profondo e consigliato.

VOTO: 8

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J. – Postrock.it