FRANK NEVER DIES - BEHIND THE PARADOX - Postrock.it
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Frank Never Dies

Behind The Pradox
La psichedelia diretta, quasi primordiale dei Frank Never Dies ci catapulta in un universo Cyber Punk, colmo di quell’inquietudine futuristica tipica di un romanzo di Asimov

Waiting for a new day. L’inizio di questo album si preannuncia teatrale. Un suono synth molto anni ’80 ci fa da subito drizzare le orecchie, e ci lasciamo subito catturare. Il primo brano inizia, dopo una breve intro dal carattere solenne arriva il ritmo vero e proprio, cadenzato, suonato con attenzione.

Un ambiente un pò dark, un pò Cyber Punk, con una spruzzata di Horror anni ’80, ed ecco qui i Frank Never Dies.

I tappeti sonori del synth di Simona Ferrucci vengono portati avanti per l’intero brano, senza mollare mai di intensita, e contribuiscono all’impatto sonoro creato dall’intreccio tra Chitarra, Basso e Batteria, che si muovono agilmente tra le pieghe di questo album.

Il brano esplode quindi a 2:40, aprendo in tutta la sua melodiosa maestosità un brano dalle mille sfaccettature. Mirko Giuseppone ci regala un assolo di chitarra si stampo romantico, che ci emoziona e ci prepara al secondo brano.

Ashes. Il ritmo dell’album non perde di intensità con questo secondo brano, che prende la rincorsa e si lancia in un ritmo serrato di batteria, suonato egregiamente da Luca Zannini, che ci fa respirare un’aria un pò GIAA. Ci piace l’idea, ci piace l’intenzione. Andiamo avanti ad ascoltare, socchiudendo gli occhi per vivere un pò di questo mondo sonoro.

Ci sentiamo in un libro di Asimov, ci muoviamo per i sobborghi di una città in rovina, tra androidi e esseri umanoidi.

Il brano si ferma per un attimo di riflessione, note di basso si diffondono tristi e malinconiche nell’aria. Maurizio Troia riesce a trasmetterci sensazioni chiare e intense, che noi respiriamo e facciamo nostre. Il brano riprende l’intensità iniziale, per concludere con una serie di pattern sonori di gusto raffinato e dosati con cura.

No signal. Questo brano ci fa respirare una trama postrock con qualche rimando a quel rock psichedelico Floydiano, fatto di assoli e tappeti synth che abbiamo imparato ad amare moltissimo.

Le percussioni si lanciano in una corsa tribale, la chitarra la segue in modo serrato, senza lasciare respiro.

Poi un attimo di riflessione, le chitarre si abbassano.. il synth rimane presente in sottofondo, come una nebbia densa che tutto permane. Il basso ci accoglie in questo nuovo capitolo con note arpeggiate. Da qui un climax che aumenta fino ad esplodere con un assolo degno di questo brano.

Reborn. Anche in questo brano la psichedelia non manca. E le note di synth cantano accompagnate da atmosfere attentamente studiate per dare a noi ascoltatori sensazioni multiple, contrastanti, che si alternano: malinconia, speranza, inquietudine, amore.

Clubber Lang. I Frank Never Dies dimostrano di avere un suono maturo, studiato e ci regalano un album molto interessante, con un’atmosfera chiara e trasparente che si avverte per tutto il percorso sonoro. Questo brano parla la stessa lingua. Gli effetti Synth si susseguono, mai scontati, e la chitarra riesce a dare sostegno in modo incredibile grazie ad un gioco di arpeggiati ed effetti digitali. Le ritmiche fanno da padrone in questo quinto brano.

The compleat traveller in black.

Immagina un viaggio senza fine, in un mondo futuristico di cui ha perso ogni punto di riferimento. Sai chi sei, ma non sai dove ti trovi, non sai se sei al sicuro oppure se sei in pericolo..

Ecco l’aria che respiriamo in questo penultimo brano. Grazie ai meravigliosi effetti sonori e a momenti di basso e chitarra intensi e chiari, arriviamo alla fine di questo brano con la voglia di risentirlo dal principio.

Meet Again. Forse un messaggio di speranza, l’intenzione di rivederci presto dopo la pandemia che dilaga su questo pianeta, o la promessa di rivedere presto i nostri bravissimi Frank Never Dies tra le recensioni del nostro sito Postrock.it  , ed ecco che l’ultimo brano fa capolino su questo stereo. È stato un viaggio piacevole, romantico, e ci dispiace quasi che sia già giunta la fine.

Ascoltiamo questo brano e facciamo tanti complimenti a tutta la band, che entra a far parte sicuramente delle band più promettenti del panorama italiano Post Rock di questo 2020.

Chissà che cosa ci riserveranno i nostri ragazzi per il futuro. Attendiamo con ansia, e speriamo di vederli presto…dal vivo magari!

VOTO: 8

 
Membri

Guitar – Mirko Giuseppone

Synth & Guitar – Simona Ferrucci

Bass – Maurizio Troia

Drums – Luca Zannini

 
Etichetta discografica
BloodRock Records
 
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Paul – Postrock.it