CORNEA - APART - Postrock.it
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CORNEA

APART
CORNEA. Semplici e devastanti. Un power trio Postrock che da Padova giunge fino a noi con la potenza di un’intera orchestra.

Cornea è un progetto semplice, senza troppi fronzoli, ma che stupisce per l’incredibile complessità sonora che riesce a creare con pochi strumenti. Un power trio? difficile a credersi dopo aver ascoltato questo piccolo capolavoro, dal titolo Apart.

Non è facile trovare band così mature a livello sonoro, soprattutto in un genere così vasto e libero come quello del Postrock. I Cornea convincono subito per la pasta sonora creata dall’unione equilibrata di Chitarra, Synth, basso e batteria. 

1 – Daydreamer – Un inizio a dir poco sognante quello di Apart, che ci delizia con questo brano e ci catapulta subito nello spazio sonoro dei Cornea. La chitarra rieccheggia nell’aria, seguita da suoni synth brillanti e un basso caldo che ci avvolge e ci fa sentire al sicuro. La batteria procede tranquilla, accompagnando l’overture, senza distrarre troppo dai dialoghi armonici. Poi a metà del brano, una chitarra sporca e fa il suo ingresso come un lampo a ciel sereno, lasciandoci apprezzare tutte le vibrazioni calde rese ancora più intense dal gioco di ritmica e armonia.

I Cornea ci ricordano a tratti alcune tra le band più famose del genere, come God is An Astronaut, Mogwai, A perfet Circle, ma si lanciano a volte in sonorità più pesanti e affini a generi come il Doom o lo Stoner Rock e rievocano band come Sleep o Black Sabbath.

2 – Kingdom – Ecco che qui abiamo subito un assaggio di quelle sonorità pesanti e tipiche del Doom appena citate. L’intro del brano non lascia spazio a dubbi con la sua chitarrona spaziale che ci investe con un suono mastodontico e pesante. Subito dopo però abbiamo un cambio di registro e il pezzo prende una piega quasi cyberpunk, con trame sonore futuristiche e adrenaliniche.

Il brano quindi torna a riproporre le sonorità dure e spigolose dell’inizio, alternando un gioco di pulito/distorto e lasciando molto spazio al basso, che rimane molto azzeccato soprattutto nelle parti più pulite.

3 – Will You Heart Grow Fonder? Il brano apre con sonorità piuttosto pulite ma al tempo stesso estremamente scure, lasciandoci pensare a una grotta immersa nella notte, a mostri selvaggi e pesanti che si muovono nell’oscurità e nel mistero. Il brano prende un ritmo quasi ballabile e ci fa muovere la testa avanti e indietro. Il batterista si destreggia alla grande e sa quando iniziare a dare gas, portando il brano ad un livello superiore. a 4:12 riparte il motore alla grande, con una sequenza interessante, portata avanti con un incredibile intreccio di chitarre, basso e percussioni.

Ci sono band che abusano talvolta dei synth credendo di dare così l’impressione di maestosità tipico del genere. Non è questo il caso dei Cornea, che mantengono sempre in primo piano la vera protagonista di ogni canzone, e cioè l’armonia. Sono sinceri, trasparenti, e questo ci piace immensamente.

4 – Saltwater – Dopo averci deliziato con un brano pesante e imponente, i Cornea decidono di regalarci un brano dall’apertura morbida e cristallina, piena di luci e colori soffusi, come Saltwater. Gli arpeggi di chitarra si mischiano con effetti synth e vengono colorati dalle calde note di basso. La batteria mantiene il gioco sostenendo la densità sonora, senza sforzare, senza premere troppo, ma lasciando al brano il tempo di svilupparsi e di penetrare a fondo nell’orecchio dell’ascoltatore. a 3:34 il cambio, ritmi più regolari e ritmati, ci fanno pensare a un cambio d’atmosfera, a un evento in fase di cambiamento. Sul finire del brano ci viene riproposta un’esplosione di colori e suoni, con l’inconfondibile chitarra distorta degli altri brani, che lega insieme i passaggi più importanti di questo percorso.

5 – Sentinels of another Sky – Il brano è iniziato ma ci sembra quasi che l’album non abbia dei momenti definiti. Ci piace ascoltarlo quasi senza guardare il numero della traccia, tanto ci piace il gioco di immagini che si susseguono. Ogni brano però ha il suo carattere, e ce lo dimostrano anche con questo penultimo brano, dal sapore Doom, ma con immancabili tratti sperimentali degni del Postrock che tanto amiamo.

Se vi piacciono i God is An Astronaut sicuramente troverete interessante questo brano, che ripercorre alcune delle loro sonorità, dandoci per qualcosa in più su cui immergere le nostre orecchie.

6 – Diver. I Cornea non potevano scegliere  un titolo più azzeccato per descrivere questo momento conclusivo. Siamo in fase di chiusura, e ci immergiamo ancora una volta nei nostri sogni, cullati dagli arpeggi e dalle vibrazioni che riempiono l’etere. La chitarra qui sembra quasi cantare una litania antica, di cui ormai nessuno rimembra più le parole, ma che esprime la sua tristezza e la sua profondità attraverso il suono stesso delle sue corde. E quindi arriviamo al finale, potente, possente come non mai, assalendoci con uno tsunami di colpi e suoni distorti. In mezzo a questo mare sonoro, sentiamo ancora quel canto disperato, laggiù sul fondo dell’oceano.

I Cornea hanno saputo regalarci un momento di assoluto piacere e speriamo di risentirli al più presto in un nuovo album che saremo sicuramente felici di recensire! Chissà quando li potremo vedere live… speriamo presto! Forza ragazzi, andate avanti così!

Voto: 9

LINK:

https://www.facebook.com/wearecornea

 

 

Paul – Postrock.it