A GOOD MAN GOES TO WAR - THE SOUND OF A LARGE CROWD - Postrock.it
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A Good Man
Goes to War
The sounds of a large crowd
The Sound of a Large Crowd è un Album che contiene molto più di 7 canzoni. Questo lavoro racchiude un gioco di suoni, colori e immagini che ne fanno la colonna sonora ideale per un film Post Apocalittico
A Good Man Goes To War, da Torino arrivano fino al nostro Stereo con un album di enorme impatto sonoro.

I ragazzi escono con il loro primo album nella primavera del 2020, nel pieno della prima ondata di pandemia globale, e nella mia mente sono la colonna sonora ideale per questo scenario post apocalittico e surreale in cui ci troviamo a vivere.

Un album che dimostra una maturità sonora impressionante per un primo album. Ambientazioni cinematografiche miste a impressionanti riff monolitici che ci investono e con tutta la loro potenza.

1- Improvising. La Overture di questo album è diretta, senza troppi giri di parole, abbiamo subito un assaggio di quello che il gruppo riesce a sfornare. Suoni di pianoforte e synth si uniscono a percussioni tribali. Il motore si sta scaldando, lo sentiamo. L’ondata sonora è dietro l’angolo. E infatti eccolo, un monolite si erge mastodontico dinnanzi a noi, una chitarra scura e potente che avanza a passi lenti. Basso e Batteria non si risparmiano fin dall’inizio, con un gioco sinergico di ritmiche e sonorità calde, che ci proiettano in un mondo parallelo.

Chiudo gli occhi e mi trovo davanti a un mondo devastato, senza più traccia di vita o di speranza. Un cataclisma forse? Apro la porta e mi avventuro in questo mondo

2- Reflections. I miei passi proseguono incerti, e intanto la mia testa si muove in alto e in basso, tra le macerie di una città che non sembra più esistere. Suoni Synth mi trascinano in questo limbo quasi surreale. Sento qualcosa sotto i miei piedi, guardo in basso, e vedo quel che rimane di una bambola. Chissà a chi apparteneva, chissà se la bambina che la stringeva a sé durante il grande disastro è la fuori da qualche parte. La tengo stretta a me, e una lacrima di incertezza scorre sul mio viso. Alzo lo sguardo ancora una volta, e un raggio di sole fa capolino dietro le macerie del palazzo di fronte. C’è ancora speranza, forse qualcuno è soppravvissuto. Forse un accampamento, da qualche parte. Così il ritmo del brano aumenta, e mi ritrovo a camminare, senza guardare indietro, seguendo quel raggio di sole che mi regala un sogno.

3- All the best memories. È arrivata la notte, e con sè ogni traccia di sicurezza è scomparsa. Davanti a me una vecchia auto, ferma in mezzo alla strada. Apro la portiera e mi nascondo dentro, pronto a trascorrere la notte. Una chitarra sporca piange armonie e traccia dei solchi nell’aria, mentre la batteria lancia una manciata di stelle nell’aria. Il basso vibra costante sotto il nostro suolo, come un eco di qualcosa che si perde nei nostri ricordi. Chiudo gli occhi, ripenso alla mia famiglia, mi chiedo dove siano, e piango come un bambino. Tutti i ricordi affiorano, e gli archi synth mettono a nudo tutta la mia fragilità. Mi lascio andare lentamente, e mi addormento.

4- The bravest moment. Un mattino freddo si presenta davanti a me. Le macerie sono dove le abbiamo lasciate. Ma ora che vedo l’alba, una improvvisa forza mi pervade. Mi sento più forte, più sicuro di me. Apro la portiera, e decido di avventurarmi in questo nuovo mondo. I suoni si susseguono imperativi, sempre più adrenalinici, la batteria incalza, e il rullante intona una marcia di guerra. Vedo morti e dolore intorno a me, ma forse ora ho metabolizzato tutto questo. Guardo avanti, e continuo a camminare, pensando a come sopravvivere a tutto questo. Il basso elettrico mi attira, mi trascina con le sue vibrazioni, e io lo seguo come se fosse un’estensione del mio corpo. Un passo davanti, all’altro, poi inizio a correre, e a correre ancora, senza mai voltarmi, seguendo l’adrenalina che sale. Poi mi fermo, e sento le note di un pianoforte che risuonano nell’aria. Mi volto e ne cerco l’origine.

5- This cold white sky. Lassù, in quel palazzo mezzo distrutto, una ragazza sta suonando note malinconiche. Allora non sono l’unico. Cerco di trovare il coraggio, e supero la soglia di quel palazzo ormai decadente, deciso a raggiungere quel suono. La chitarra di questo intro sembra descrivere la mia ansia, la mia inquietudine. Arrivo davanti alla porta, sento ancora il suono di quel pianoforte che, instancabile e malinconico, risuona intorno a me. La porta è socchiusa, così lentamente entro, cercando di non fare rumore. Mi ritrovo davanti a lei, vedo le braccia e i vestiti logori, l’aria smagrita, gli occhi vitrei, l’ombra di quella che doveva essere una bellissima creatura, ormai senza più vita, mentre suona note dense come la nebbia d’autunno. Decido di mostrarmi a lei, e qualcosa improvvisamente prende vita nei suoi occhi.

6- You have to leave something behind. Dopo un attimo di timore, la povera ragazza decide che si può fidare di me, così in un attimo di disperazione, piangendo silenziosamente, mi abbraccia e ne percepisco tutto il dolore. Ha perso la sua famiglia, durante la notte. Ancora non ricorda come sia possibile, non ha avuto il tempo di realizzare, vedeva solo sangue, sangue ovunque, e sentiva urla, esplosioni, colpi. La ascolto, poi decido di raccontarle la mia storia, fatta anch’essa di dolore e di ricordi. Ora l’andamento del brano cambia decisamente, e i suoni synth si fanno più speranzosi, al tempo stesso quasi solenni.

Alla fine dei nostri dialoghi, cade il silenzio, e un messaggio chiaro si forma nelle nostre menti: “dobbiamo lasciare qualcosa indietro.. per poter andare avanti”

7- Lifeless architecture. E così, ci prepariamo a vivere in questo mondo. Come in tutte le storie, c’è un punto di non ritorno, un momento oltre il quale il protagonista sa benissimo che nulla sarà più come prima. Mi fermo sulla soglia di quella stanza, il mio piede esita, so che facendo un altro passo non potrò più tornare indietro. So che non posso restare in questo posto, devo andare oltre. Chiudo gli occhi, faccio un bel respiro, e proseguo. Le trame di questo ultimo brano si cristallizzano in questo attimo di consapevolezza, costruita su arpeggi di chitarra e percussioni che suonano come se fossero avvolte nel ritmiche di basso. Stringo la mano della ragazza a me, e proseguiamo in questo mondo pieno di pericoli, pronto a combattere, a superare tutto.

Uno spettacolo sonoro e una grande rivelazione sono stati per me questi A Good Man Goes To War. E come tutti i grandi film che si rispettino, ora aspettiamo il prossimo capitolo, il prossimo passo di questa avventura che lascia spazio a molto altro. Come proseguirà l’avventura? I nostri ragazzi torinesi ce lo racconteranno presto.

VOTO: 9

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