"The Fearmonger" dei Northern Lines: oltre ogni barriera musicale.





“The Fearmonger” è stata una sorpresa. E leggendo, capirete il perchè.

Il suono dei Northern Lines, spezza volutamente il vecchio sentiero hard rock. E questo, si percepisce già dai primi minuti di Mast Cell Disorder. Fin qui non ci piove.

Il trio, composto da Cristiano Schirò alla batteria, Alberto Lo Bascio alla chitarra e Stefano Silvestri al basso, ha dato alla luce un album fuori dagli schemi per il genere trattato, influenzato sì dal sound anni ’70… ma dovete ascoltarlo tutto, per capire. Già, perché la vostra idea di base cambierà sicuramente durante l’ascolto, proprio come è capitato a me.

Ma proseguiamo un pezzo alla volta. Partiamo dal presupposto che è si tratta di musica strumentale e non facilmente etichettabile in un solo genere: ecco spiegato il perché è recensito su questa pagina, pur non essendo il “classico” post rock a cui siamo abituati.

Le chitarre partono volutamente ripetitive, come possiamo sentire in Shockwave. Si sente, di fatti, l’influenza che gli ascolti dei romani hanno avuto sul loro prodotto: Led Zeppelin, Pink Floyd, Deep Purple, ma anche The Aristocrats e Rush. Fortunatamente però, hanno saputo spezzare il già sentito sound dei classici, proponendo il loro meglio con tempi dispari, l’aggiunta di un melodioso pianoforte che possiamo sentire già dal primo brano, synth, hammond e atmosfere palpabili durante tutto l’ascolto.

Ma cos’è che mi ha spiazzata di “The Fearmonger”? E’ un buon album strumentale che non annoia, certo… ma proprio quando stavo per etichettare l’album sotto un genere, di fatti, ne è apparso un altro. E poi un altro ancora. E ancora uno.

Con Nightwalk, tutto ciò che avete sentito prima scompare, dando vita ad un suono estremamente più fantasioso, a tratti funky, a tratti blues. Intrecci fusion, jazz, la parte hard rock sembra essersi assopita. Un tocco sperimentale e chiaramente ludico si percepisce in Machine Man, già dalle prime note: tango? Proprio così. Tutto si può unire, tutto si può aggiungere, tutto si può tentare.

Basta semplicemente osare e questi ragazzi lo hanno fatto.

A seguire, l’album continua una serie di sperimentazioni che si allontanano sempre di più dal primo titolo della lista. Un tocco di prog dal facile ascolto con Meteor, per poi proseguire con brani dal tocco più malinconico, come Apathy Field, in assoluto il mio preferito. E il gran finale sulla scia del precedente, con Most People Are Dead.

Perché lo consiglio? Perché “The Fearmonger” parte con un genere e termina con un altro, passando tra infiniti altri, dalle mille sfaccettature e non sempre facilmente etichettabili. Lo consiglio perché è un lavoro intenso e strumentale, dove il tema della morte viene affrontato perfettamente in ogni sua fase: la paura iniziale, l’instabilità, l’arrendevolezza. Tutti sentimenti che ho personalmente provato durante l’ascolto e che, probabilmente, sono soggettivi. Ma tutto ciò mi spinge a consigliarlo, perché se un album trasmette qualcosa, allora merita di essere condiviso.

Voto: 7.5

Tracklist:

1.Mast Cell Disorder
2.Session 1
3.Shock Wave
4.Nightwalk
5.Session 2
6.Machine Man
7.Meteor
8.Jukurrpa
9.Toward The End
10.Apathy Field
11.Moste People Are Dead

Label: Autoproduzione
Genere: Progressive Metal
Anno: 2017

Membri:

Alberto Lo Bascio: Chitarra
Stefano Silvestri: Basso e Synth
Cristiano Schirò: basso

Contatti:

https://www.facebook.com/NorthernLinesTrio/
https://www.youtube.com/channel/UC9ydVIo03M36df8Z_8GTKMg

 

J. Postrock.it




"The Fearmonger" dei Northern Lines: oltre ogni barriera musicale. ultima modifica: 2017-11-28T22:45:22+00:00 da Postrock.it

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